giovedì 24 settembre 2009

Berlusconi fa causa alla rete

Interamente tratto da ByoBlu.com


Silvio Berlusconi fa causa alla rete. Lo fa dando mandato al suo avvocato difensore: Gaetano Pecorella. Lo stesso Pecorella che non ebbe difficoltà a dichiarare: «È vero, sono state fatte leggi funzionali a determinati processi. Abbiamo fatto il lodo Schifani, poi dichiarato incostituzionale e che in effetti in qualche parte lo era, per consentire a Berlusconi di governare».
Un Pecorella recidivo, che il Popolo della Libertà, in previsione dell’eccezione di incostituzionalità sul Lodo Alfano, proponeva nel 2008 come giudice della Corte Costituzionale, attesa il 6 di ottobre ad esprimersi sullo scudo spaziale che trasforma il corruttore dell’avvocato inglese Mills in un Presidente del Consiglio. Gli altri giudici poi si sarebbero potuti convincere a cena, tra un sorso di buon vino e, magari, – ma questa è un’illazione - una prostituta d’alto bordo.

Parlamentari ad personam per leggi ad personam. Da Ghedini a Pecorella, Berlusconi ha traghettato il suo studio legale in parlamento e l’ha messo sul conto spese degli italiani. Poi ditemi che non è geniale. La rete va contro gli interessi del capo? La rete si abbatte, per legge. Ci stanno provando tutti, Alfano, D’Alia, perfino la Carlucci. Oggi è il turno di Pecorella. Ogni volta è peggio: Alfano si era limitato ad introdurre il Diritto di Rettifica, previsto dall’Art.8 delle Disposizioni sulla Stampa promulgate l’8 febbraio 1948. D’Alia aveva avuto la brillante idea di conferire direttamente a Maroni il potere di emanare un decreto di censura, senza coinvolgere la magistratura. Sarebbe bastato un breve commento, inserito clandestinamente, magari nottetempo, aggiunto ad un post sconveniente, per gridare all’apologia di reato e ordinare a tutti i fornitori di connettività internet di filtrare un blog nello spazio di una sola mattina. La Carlucci, per finire, voleva far presentare la carta d’identità a chiunque faccia transitare un singolo bit sulla rete.

Sarebbe bastato consultare un team di esperti sulle questioni della rete, per capire che il diritto di rettifica così come è stato formulato nel 1948 è anacronistico, perché non serve spiegare che non tutti i cittadini possono stampare un giornale, ma davvero chiunque può aprire un blog a costo zero per pubblicare una rettifica, sfruttando i meccanismi ben oliati del web 2.0, oppure incaricare un professionista di farlo al posto suo (al costo di una raccomandata con ricevuta di ritorno). La rete è il luogo delle rettifiche per eccellenza, ma la cultura della rete non si può pretendere da chi per sua stessa ammissione non sa neppure accendere un computer. La stessa commissione di esperti avrebbe certamente fatto presente alla Carlucci che la Polizia Postale già oggi può risalire all’identità di chi commette un illecito in rete. L’autorità può infatti esigere dal proprietario di un blog l’indirizzo IP di un commentatore anonimo attraverso il quale, incrociando sui dati del fornitore di connessioni internet che ha in gestione quell’indirizzo IP, è possibile risalire all’utenza che lo utilizzava in un certo momento. Non sarà rapidissimo, ma è impensabile obbligare alla navigazione certificata, almeno tanto quanto sarebbe impensabile chiedere la carta d’identità a chiunque si incontra per strada prima di permettergli di aprire bocca.

Soffocati, grazie a sollevamenti corali, i maldestri tentativi dei moschettieri del re, l’armata Berlusconico–Mediasettiana manda avanti l’ippopotamo nel negozio di porcellane: Gaetano Pecorella, classe 1938, avvocato difensore di Silvio Berlusconi, che a colpi di machete decide di tagliare la testa al toro e presentare il DDL Pecorella-Costa: tutta la rete deve assoggettarsi alla Legge sulla stampa, promulgata quando lui aveva 10 anni, al tempo dei segnali di fumo e delle lettere che impiegavano mesi a raggiungere le fidanzate in trepida attesa.
Questo significa che, in base all’Art.2 della suddetta, ogni sito informatico deve indicare il luogo e l'anno della pubblicazione, nonché il nome e il domicilio dello stampatore (??) e, se esiste, dell'editore. Inoltre deve recare l'indicazione:
  • del luogo e della data della pubblicazione;
  • del nome e del domicilio dello stampatore;
  • del nome del proprietario e del direttore o vice direttore responsabile.
   In base all’Art.3, invece, ogni blogger dovrà nominare un Direttore Responsabile, che deve possedere i requisiti per iscriversi alle liste elettorali politiche, requisiti che in forza dell’Art.4 sono necessari anche a chi scrive il blog medesimo. I minorenni non potranno più aprirsi un blog senza chiedere il permesso di papà!
L’Art.5 impone la registrazione al Roc. Per la registrazione occorre che siano depositati nella cancelleria:
  • una dichiarazione, con le firme autenticate del proprietario e del direttore o vice direttore responsabile, dalla quale risultino il nome e il domicilio di essi e della persona che esercita l'impresa giornalistica, se questa è diversa dal proprietario, nonché il titolo e la natura della pubblicazione;
  • i documenti comprovanti il possesso dei requisiti indicati negli artt. 3 e 4;
  • un documento da cui risulti l'iscrizione nell'albo dei giornalisti, nei casi in cui questa sia richiesta dalle leggi sull'ordinamento professionale;
  • copia dell'atto di costituzione o dello statuto, se proprietario è una persona giuridica.
Se non ottemperi al suddetto articolo, ti fai due anni dentro.
Con l’Art.13 le cose si fanno ancora peggiori, perché venire querelati per diffamazione può costare da uno a sei anni di galera, oltre che cifre di risarcimento a sei zeri.
Mentre nel resto del mondo si guarda avanti, con la pubblicazione del primo Manifesto del Giornalismo Web, quanti di voi in Italia avranno ancora voglia e tempo di trovarsi un direttore responsabile, soggiacendo ad una linea editoriale diversa, e di attraversare tutte le tappe di una burocrazia farraginosa pur di esprimere in rete le proprie opinioni? E soprattutto, quanti davvero vorranno rischiare la galera e il baratro della rovina economica per sé e per i propri familiari?
Ne ho parlato con Guido Scorza, l’avvocato e giornalista - blogger a sua volta - che ha scoperto e pubblicato su Punto Informatico  il disegno di legge incriminato, presentato su evidentente mandato di sua maestà il golpista per eccellenza.
Guardatevi il video. Se ce la fate, tutto.
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