giovedì 13 novembre 2008

CRISI FINANZIARIA: STATO CONTRO ECONOMIA REALE


DI FRANCESCO
Usemlab

La guerra dei mondi si fa sempre più chiara. Gli schieramenti anche. Come avevamo scirtto nell'ultimo aggiornamento, potevamo essere vicini a un contrattacco:

"prima si tenevano i dollari perchè così facendo si alimentava il boom economico. Poi se li sono tenuti perchè nella crisi il dollaro si sarebbe riapprezzato. E ora che il dollaro si è riprezzato. Che motivo hanno di tenerseli ancora? Ora forse stanno solo aspettando il momento giusto per sbarazzarsi di quella imbarazzante massa di carta straccia".

Domenica notte per qualcuno è arrivato il momento giusto di vendere dollari e titoli di stato americani e spendere il ricavato a sostegno della propria economia. Lo ha annunciato la Cina. La mossa di voler stimolare l'economia domestica tramite massicci investimenti pubblici è una mossa tanto attesa quanto intelligente.

La Cina a differenza degli Stati uniti, e dei paesi europei, può permetterselo, senza problemi. Negli anni di boom hanno accumulato potere d'acquisto e di spesa, mentre il resto del mondo occidentale dietro i consigli dei proprio governanti, dei propri banchieri centrali, dei propri economisti, continuava a indebitarsi per "stimolare", tramite i consumi, l'economia.

Il risultato prevedibile è che il carro non è riuscito a trascinare i buoi e ora mentre noi ci siamo indebitati direttamente (tramite il ricorso a prestiti e carte di credito) o indirettamente (tramite lo stato) fino al collo, i cinesi hanno una montagna di dollari alta come da qua alla luna della quale sbarazzarsi per comprare beni reali e costruire infrastrutture.

Quasi seicento miliardi, oltre un terzo delle loro riserve in dollari. Un quarto del prodotto interno lordo. Come se gli americani lanciassero un programma da quasi 4 trilioni di dollari. Il doppio di quelli che hanno già speso per salvare gli amici. Senza neanche farci sapere come (qualcuno sta già facendo causa alla FED per avere trasparenza sulle operazioni di salvataggio). Dollari che gli americani non hanno, che nessuno probabilmente avrà voglia di prestargli. e che ovviamente andranno stampati di fresco.

Non siamo particolarmente amanti degli investimenti pubblici: come risultato di una decisione centralizzata si rivelano molto spesso, per non dire quasi sempre, sprechi assurdi. Tuttavia a questo punto qualunque strategia è preferibile al tenersi montagne di biglietti colorati che rappresentano solo una confisca di valore garantita.

Ieri poteva essere la svolta di questo mercato oramai massacrato da politiche monetarie occidentali al limite della follia. La speranza è durata appena qualche ora. Al risveglio degli americani è arrivato l'attacco al contrattacco. La pronta difesa del dollaro e dei titoli di stato americani dalla minaccia, per ora solo verbale dei cinesi, non si è fatta attendere molto.

Subito su dollaro e decennale americano. Giù tutto il resto. Le borse per prime, e poi le materie prime. Come andiamo ripetendo da tempo le borse sono oramai un giochino di poca importanza per le elite del potere e per gli ingegneri sociali americani (sempre a braccetto), rappresentano niente più che un danno collaterale. Quel rimasuglio di capitalismo sconquassato da decenni di interferenza istituzionale.

In ballo adesso c'è la solvibilità del governo che ha fatto il bello e cattivo tempo del pianeta per oltre mezzo secolo. Grazie ancora per averci salvato dalla minaccia comunista, ma qua oramai i comunisti veri che per tirare avanti si sono affidati alle manovre dell'uomo monetario (la banca centrale) e dell'uomo del fisco (lo stato) sono diventati loro. Il bello, o il brutto (a seconda delle prospettive) è che non possono neanche permetterselo: oltre ai debiti non hanno quasi più niente. Solo la speranza che il nuovo presidente non ripeta gli stessi disastri di quello uscente. Probabilmente ripeterà quelli di Roosvelt negli anni Trenta.

C'è in ballo anche la solvibilità di tutti i governi occidentali, già indebitati fino al collo, e adesso con la prospettiva di indebitarsi anche fin sopra i capelli per finanziare il salvataggio delle banche. Devono ancora cominciare a spendere per sostenere le economie che i debiti nazionali stanno già battendo nuovo massimi, 1.667 trilioni di euro per il nostro.

Non si è voluto che il mercato punisse i responsabili di questa crisi. E' stato un grande errore, le banche andavano lasciate fallire. Via gli azionisti che hanno sbagliato e dentro nuovi proprietari, probabilmente più oculati. Il capitale pronto a saltare sopra un carro vincente si trova sempre. Invece sono intervenuti con i nostri soldi con l'unico fine di proteggere gli amici e lasciarli sulle loro poltrone di pelle umana.

Le economie prosciugate da tanto sperpero ovviamente si sono ingessate, congelate, fermate. Le monete d'oro non crescono come alberi come pensava pinocchio e come oramai si sono convinti tutti. L'economia gira con le monete vere, frutto del risparmio, che si accumula in beni capitali. Non con il denaro di carta stampato senza sosta e a oltranza. Con quel denaro l'economia gira e funziona per un certo periodo. Poi ad un certo punto non funziona più. Dopo l'ultimo intervento istituzionale a difesa della crisi, come si può ben constatare nelle nostre piccole realtà quotidiane, non funziona più. Game over.

Game over per tutti i fantozzi. Chi comanda e chi ha in mano la stampante monetaria non si ferma di certo adesso. Adesso la useranno per salvare se stessi. Già perchè la domanda all'indomani del salvataggio delle banche la domanda era diventata: chi salverà i salvatori? Ci stanno pensando da soli, stanno pensando a salvare se stessi distruggendo tutto il resto. Non hanno altri mezzi. Per riuscire a vendere miliardi e miliardi di titoli di stato, devono terrorizzare tutti quanti, far credere che il mondo stia per finire e che l'unico rifugio è comprare la loro spazzatura con rendimenti del 3.5% (quando va bene).

E ci riescono anche. Il genio del male non è un genio per caso. Fanno assegnare il Nobel a un neokeynesiano e legittimati dai nuovi regressi della scienza economica ripartono con la spesa pubblica e con la propaganda che solo lo stato ci può salvare dagli spiriti selvaggi del capitalismo. Peccato che il capitalismo sia morto con Keynes oltre settanta anni fa. L'ultimo chiodo nella bara ce lo hanno messo Bernanke e Paulson.

La gente che nel 99,9 % dei casi non sa neanche che il prezzo di una obbligazione è inversamente proporzionale al rendimento offerto dalla stessa, purtroppo crede a tutto quel che gli raccontano su giornali e televisioni. Tra qualche mese, di fronte alla crisi nera, sarà oramai disposta a sacrificarsi all'altare dello stato, finalmente libero di prendersi in mano l'economia. Tutta intera. E con essa anche le nostre libertà. Le nostre anime. Senza scordare le nostre mutande. Quelle sole ci sono rimaste. Benvenuti nel nuovo socialismo del XXI secolo.

Francesco
Fonte: www.usemlab.com
11.11.08

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