martedì 16 settembre 2008

CRISI FINANZIARIA: DOPO LEHMAN E MERRIL LYNCH, PROSSIME PREDE AIG E WASHNGTON MUTUAL


DI LUCA SPOLDI
Affaritaliani.it

A cosa servono le crisi finanziarie ed economiche in genere, ve lo siete mai chiesti? A snellire il corpo dell’economia di uno o più paesi, “ingrassato” durante le fasi espansive. Si ricalcolano costi e benefici, si elimina il personale in eccesso, si introducono nuove tecnologie produttive e modelli organizzativi più al passo coi tempi. Ma certo a volte si rischia di esagerare nello zelo, a solo vantaggio di chi la crisi è in grado di evitarlo avendo messo da parte per tempo liquidità a sufficienza per affrontare il periodo senza troppi travagli.

E’ il caso in queste ore del settore finanziario negli Stati Uniti: alla notizia del fallimento di Lehman Brothers, fino all’altro ieri quarta maggiore banca d’affari a stelle e strisce ma che né i coreani di Kdf, né gli inglesi di Barclays, né gli americani di Bank of America si son sentiti di acquistare per richieste eccessive o mancanza di garanzie, ha fatto eco il passaggio di mano di Merrill Lynch, ossia la terza maggiore banca d’affari Usa, acquisita con uno scambio carta contro carta del valore di 50 miliardi di dollari dalla stessa Banc of America.

La quale in precedenza, val la pena di ricordare, aveva acquisito per 2,5 miliardi di dollari in contanti e titoli Countrywide Financial pochi mesi fa e (nel luglio 2007) Us Trust Corp per 3,3 miliardi in contanti. Banc of America perde oggi il 15% ma vista la buona fama di ristrutturatore del suo numero uno, Ken Lewis, molti analisti sono pronti a scommettere che a medio termine l’operazione farà la felicità degli azionisti del terzo gruppo finanziario americano, ormai alle spalle solo di Goldman Sachs e Citigroup.

Ma se per Lehman e Merrill Lynch la partita appare chiusa, come ormai è chiusa (grazie alla discesa in campo del Tesoro, che invece non ha voluto aiutare Lehman Brothers) la crisi di Fannie Mae e Freddie Mac, il mercato si è subito chiesto chi possa essere la prossima vittima. Gli indiziati sono due principalmente: la statunitense AIG, prima compagnia assicurativa mondiale, il cui titolo perde in queste ore metà del valore dopo che si è saputo della richiesta avanzata d’urgenza, domenica sera, alla Federal Reserve di poter accedere a un finanziamento straordinario da 40 miliardi di dollari.

A differenza di Paulson poche ore prima, Bernanke dovrebbe accordare il prestito, altrimenti anche AIG rischia per mancanza di liquidità di dover finire in Chapter 11 (l’amministrazione controllata appena chiesta da Lehman Brothers), con pesanti riflessi sul mercato dei mutui immobiliari e quindi su un settore ritenuto vitale per l’eventuale ripresa dell’economia Usa. Se non dovesse arrivare il soccorso di Bernanke AIG potrebbe peraltro contare sull’offerta d’acquisto, finora rispedita al mittente, avanzata da Jc Flowers per il 100% della compagnia.

Altra candidata a passare di mano è Washington Mutual: il titolo cede attorno al 17% oggi a Wall Street, ma nell’ultimo anno il titolo, che ormai oscilla sui 2,28 dollari per azione, ha perso il 93,5% (valeva 35,53 dollari il 14 settembre 2007). Come dire che il mercato la considera già fallita e aspetta solo che qualcuno si faccia avanti, eventualmente, per rilevarne le spoglie.

Se tutto questo basterà o ci saranno ripercussioni in Asia ed Europa è presto per dirlo, certo fin dalla mattinata di oggi è stato un susseguirsi di dichiarazioni come quella di Axa, che tramite il proprio asset management detiene il 9,46% di Lehman, che ha subito precisato di aver operato “per conto di propri clienti” e dunque di non essere esposta direttamente. Per il gruppo francese i danni non dovrebbero superare i 300 milioni di euro, di questi tempi è già qualcosa.

Fonte: http://www.affaritaliani.it/economia/crisi-prossime-aig-washington-mutual150908.html
15.09.2008


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