mercoledì 16 luglio 2008

Rapporto sul collasso dell’economia USA


Con le notizie economiche della settimana del 14 luglio – il proseguire della crisi dei mutui ipotecari, l’inizio di fallimenti bancari, l’annunciato ridimensionamento della General Motors, lo discesa del Dow Jones sotto gli 11.000 punti – stiamo assistendo all’evoluzione del collasso dell’economia USA.

Anche i super-ricchi stanno cominciando ad innervosirsi di fronte alle richieste per una sospensione d’emergenza delle vendite allo scoperto.

Ciò che sta realmente accadendo, comunque, è che l’economia produttiva di uomini è donne sta venendo schiacciata dal fardello debitorio totale sulle famiglie, sugli affari e sul governo, che potrebbe raggiungere i 70 trilioni di dollari entro il 2010. Il sistema finanziario, inclusi i giganti del mutuo ipotecario Fannie Mae e Freddy Mac, è in bancarotta, dato che i debiti su cui è fondato non possono essere ripagati.

Ciò accade perché l’economia produttiva della gente che lavora per vivere semplicemente non può più generare sufficiente potere d’acquisto che consenta alla gente di pagare i propri debiti oppure di comprare ciò che si vende sul mercato. In conseguenza di ciò è il carico debitorio e la perdita del potere d’acquisto della società che sta distruggendo il mercato azionario. Così il collasso dell’economia finanziaria ha cominciato a distruggere a sua volta l’economia produttiva.

E’ la “tempesta perfetta”, il risultato di un sistema finanziario vecchio di 200 anni in cui il denaro è in massima parte creato dal prestito bancario e in cui, sin dal 1980, la nostra produzione de il nostro lavoro sono stati sempre più trasferiti su mercati del lavoro più economici, all’estero. In questo modo le entrate domestiche hanno stagnato mentre il PIL del paese non è stato capace di mantenere il passo con la crescita esponenziale del debito.

Mentre i principali media rimangono ciechi, sordi e muti sulle cause del problema, le vittime nella classe media ed operaia stanno assistendo alla rovina dei propri mezzi di sostentamento, alla perdita del lavoro, all’erosione delle pensioni, alla perdita della casa e vengono ancora caricati di un debito che continua ad aumentare ed obbligati a lavorare sotto sempre maggior stress causato dall’aumento del fardello della tassazione, dell’inflazione dei prezzi di carburante e generi alimentari e di regole e norme sempre più burocratiche: Gli unici posti dove una vita più o meno normale possa essere ancora possibile saranno i ricchissimi centri imperiali come Washington, New York, Houston, Chicago o San Francisco.

Tutte le attuali manovre sulla liquidità messe in atto dalla Federal Reserve stanno solo ottenendo di creare ancor maggior debito al fine di puntellare istituzioni finanziarie sull’orlo del crollo. Non si sta creando alcuna ricchezza, si stanno solo mettendo cerotti su altri cerotti.

Da un punto di vista politico il problema deriva dal fatto che ormai da lungo tempo il controllo degli USA è stato ceduto ai banchieri ed ai finanzieri del mondo occidentale. Fu definita “de-regolamentazione finanziaria”, accelerata sotto il presidente Reagan, ed ha corso in maniera folle sin da allora. Da una prospettiva storica più lunga possiamo dire che è lo stesso fenomeno che prima creò, e poi distrusse, l’impero britannico e che ha creato, e adesso sta distruggendo, l’impero americano.

Un effetto collaterale del controllo di banchieri e finanzieri è che essi sono anche sionisti, così abbiamo anche il fardello multi-trilionario di dover tentare di conquistare il M.O. per gli interessi dei petrolieri internazionali e dello stato di Israele.

La situazione ha cominciato a deteriorarsi rapidamente fin dal 1970, quando gli affari degli USA hanno cominciato ad essere gestiti per conto dei poteri finanziari da quelli che si potrebbero chiamare “I tre amici” – Kissinger, Volcker e Greenspan – mentre il Segretario di Stato di Nixon rendeva gli USA dipendenti M.O. per le forniture di petrolio, profondeva miliardi di dollari nella macchina da guerra di Israele e creava il petrodollaro per sostenere i nostri deficit commerciali e fiscali. Volcker, a capo della FED, distrusse l’economia produttiva USA durante la recessione del 1979/1983, portando così alla nascita della “economia di servizio”. Greenspan, durante la sua presidenza della FED, orchestrò la bolla economica che si creò attraverso massicce frodi ufficiali sui mutui ipotecari, e che adesso sta affondando come il Titanic.



I politici hanno permesso questi crimini finanziari. Sopra tutti c’è stata la famiglia Bush che ha operato come cavallo di Troia per i finanzieri di tre generazioni, con le cose che sono enormemente peggiorate da quando George H.W. Bush invase l’Iraq per la prima volta nel 1991. Fra coloro che consentirono tutto ciò ci fu una vasta maggioranza di membri del Congresso. (Guardate la conclusione del nuovo libro di Patrick Buchanan “Churchill, Hitler, e la guerra inutile” per avere un resoconto di come gli USA, dalla prima presidenza Bush, hanno replicato i catastrofici errori del fallimentare imperialismo britannico.

Il popolo americano non è del tutto innocente. Siamo stati talmente messi a dormire dai media di proprietà dei finanzieri che abbiamo consentito che questi disastri accadessero e adesso ne subiamo le conseguenze. Siamo stati il foraggio per le loro guerre e i garanti dei loro mutui. Abbiamo cercato di tagliarci la nostra fetta di questa torta che adesso si sta sbriciolando.

Quello che sta accadendo non è soltanto il collasso degli USA, quanto piuttosto lo schianto finale della civiltà occidentale, dato che siamo l’ultimo degli imperi mondiali che adesso finisce nello scarico. La prima guerra mondiale vide la fine degli imperi tedesco, austro-ungarico, russo ed ottomano. La seconda guerra mondiale portò la fine degli imperi francese, britannico, giapponese ed italiano, assieme alla Germania nazista. L’impero sovietico è collassato nel 1991; quello americano è il prossimo.

Il pericolo è che possiamo scalciare e far scoppiare una terza guerra mondiale dalla frustrazione (della nostra ambizione) e per appagare gli alcolizzati del mondo che ritengono che la guerra e la carestia siano il loro percorso verso il controllo globale. Una tale guerra potrebbe anche significare un colpo di stato militare per prendere il controllo di questa nazione pateticamente debole che siamo diventati.

Ai banchieri ed ai finanzieri non importa alcunché se imperi e nazioni si distruggono vicendevolmente, perché loro sono internazionalisti. In effetti, più guerra ed affamamento di massa c’è e meglio loro si sentono. Tutto quello di cui hanno bisogno è una base da cui operare. Londra è stata la loro principale base di operazioni sin da quando fu fondata la Banca d’Inghilterra nel 1694, sebbene abbiano una forte presenza in altre nazioni. Sono specialmente influenti nell’Europa nord-occidentale, dove questa elite, nella forma della Massoneria, si sviluppò fin dal tempo della Rivoluzione Francese con lo scopo di distruggere l’autorità della Chiesa cattolica.

In effetti la prima guerra mondiale fu un progetto della Massoneria volto a smembrare gli imperi tedesco ed austro-ungarico, entrambi grandemente cattolici. Questa distruzione consentì ai padroni dell’usura di fiorire grazie alla cultura atea e materialistica che la Massoneria propagò attraverso l’Europa. La prima guerra mondiale risultò anche nel virus del comunismo, largamente stimolato dagli internazionalisti e dai massoni, sebbene abbia avuto un così tragico impatto sulla Russia e sull’Europa Centrale prima di diffondersi in Cina e in Asia Orientale.

E’ teoricamente possibile che gli USA come nazione possano ancora salvarsi attraverso una rivoluzione interna, pur continuando a giocare un ruolo ridotto nel mondo. Dopo tutto l’Inghilterra, la Francia e l’Italia esistono ancora come ombre della loro passata grandezza.
Però, realisticamente, tutto quello che la gente ordinaria oggi può fare è tentare di sopravvivere, forse lavorando con amici e vicino a coltivare piante commestibili e vivendo nell’economia della terra. Almeno la gente potrebbe non dover morire di fame, perché per quanto sia difficile credere che “potrebbe accadere qui”, una diffusa carestia negli USA si presenta come una reale possibilità dei prossimi anni. Questi sono i rischi che corrono le nazioni quando consentono al capitalismo agro-alimentare di distruggere l’agricoltura locale.

A livello nazionale è verosimile che, come risposta alla crisi economica, qualche politico disperato faccia qualche tentativo di replicare il New Deal, ma per aver successo un tale tentativo richiederebbe il controllo politico da parte di un partito nazionale riformatore. Anche in quel caso, comunque, sarebbero necessarie misure aggiuntive come il controllo del credito in quanto di pubblica utilità, un guadagno minimo garantito e un dividendo nazionale, per ottenere una reale sicurezza economica che si sostituisca all’attuale follia che potrebbe molto presto trasformare gli USA in una reliquia della storia.

Richard C. Cook, ex analista per il governo federale, ha prestato servizio nella Commissione Civile USA, nella Food and Drug Administration, alla Casa Bianca col presidente Carter, alla NASA e al Dipartimento del Tesoro. I suoi articoli di economia, politica e regolamentazioni spaziali, sono apparsi su numerosi siti Web e sulla rivista Eurasia Critic. Il suo libro sulla riforma monetaria, “We hold these truths: the hope of monetary reform.” sarà pubblicato a breve dalla casa editrice Tendril Press. E’ anche l’autore di “Challenger revealed: an insider’s account of how the Reagan administration caused the greatest tragedy of the Space Age.” definito da un revisore “il libro più importante degli ultimi venti anni sui voli spaziali.” Il suo sito è www.richarccook.com

by Richard C. Cook

Traduzione di Arrigo de Angeli

Source > Global Research | july 16

Fonte: http://www.effedieffe.com/content/view/3901/183/

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