domenica 18 maggio 2008

Problema Sicurezza: Guardie e ladri

Tratto da http://santaruina.splinder.com

...to serve and to protect...


Il tema della “sicurezza” è l'ultimo tormentone in ordine di tempo che i grandi media hanno deciso di propinarci.
Andando oltre le comuni considerazioni e le “analisi” che gli stessi media ci propongono, l'amico Giorgio Mattiuzzo in un ottimo articolo offre alcuni spunti di riflessione che a mio parere centrano il cuore della questione.
La vera domanda infatti è la seguente: perchè le forze dell'ordine danno l'impressione di perseguire più gli onesti che i delinquenti?
E' davvero solo un'impressione?


da "Annozero", commedia in atto unico,
di Giorgio Mattiuzzo


...l'immaginario collettivo divide il mondo in guardie e ladri.
Il ladro scappa e la guardia insegue.
La guardia acchiappa e punisce, il ladro viene preso e restituisce il maltolto.
Questo è quello che deve succedere, nell'immaginario delle persone.
Questa è la teoria.
Ma la pratica è diversa.
Nell'esperienza delle persone i ladri non scappano, la polizia non li insegue e nessuno viene punito.
Questo ce lo dicono anche le statistiche, non è certo un'invenzione degli xenofobi.
In Italia il crimine paga, anche quello di strada.

La situazione è dunque quella di una teoria che non regge alla prova sperimentale, o meglio l'esperienza non conferma la teoria.
La logica ovviamente impone, quando la teoria non viene confermata dal dato sperimentale, di modificare la teoria; ma questo è molto difficile.
Modificare la propria teoria, cioè la propria visione del mondo, è infinitamente più difficile che ignorare quello che la nostra esperienza ci dice.
Ed è proprio questo il caso. La teoria della ggente è che la guardia insegue il ladro.
E' ovvio che sia così.
Qualsiasi persona di buon senso non ha alcun bisogno di dimostrare una verità tanto palese.
Lo insegnano fin da bambini a scuola, nelle lezioni di educazione civica; lo si vede in tutti i film e telefilm, che la guardia insegue il ladro.
E' così che deve funzionare, accidenti! E' ovvio!

E allora cosa sta succedendo se dove vado io i ladri non scappano e la polizia non li insegue?
Perché no? Cosa c'è che non va? Ma è ovvio! Vuol dire che non ci sono abbastanza poliziotti, vuol dire che non ci sono leggi abbastanza severe, vuol dire che questi se ne fregano della polizia, e allora mandiamoli via, tutti! Tutti!
Perché la guardia insegue il ladro. La guardia insegue il ladro. La guardia insegue il ladro.
La guardia insegue il ladro, vero?
Però sono appena venuti a rubare in casa mia, chiamo i Carabinieri e questi per poco non si mettono a ridere.
Ridono, ma io potevo anche rimanerci.
Vedo gli spacciatori davanti alla stazione, come li vedo io li vedrà anche la Polizia, perché non vanno lì a fermarli?

Anni e anni di educazione civica e televisione hanno istruito il cittadino a negare qualsiasi dato sperimentale che non si adatti alla teoria della “guardia che insegue il ladro”.
E' questo un concetto talmente radicato nella mente del cittadino che nessuna realtà lo scuote.
E' inutile tacciare di xenofobia chi, invece, è semplicemente vittima del processo di rimozione inculcato dall'educazione.
Perché quando il “razzista” si incazza e grida perché la polizia se la prende con i cittadini onesti e lascia stare i delinquenti, ha ragione.
Solo che il “razzista” non ne trae la conclusione che volontariamente la polizia, cioè lo Stato, persegue gli onesti e lascia in pace i delinquenti, ma – forzato da anni di educazione a carico dello Stato – chiede che ci sia più polizia, cioè più Stato.
Bisogna invece prendere atto, tutti quanti, che le guardie non inseguono i ladri.
Le guardie se ne fottono dei ladri. Le guardie sono lì per controllare noi, non i ladri.

Bisogna ritornare ai tempi in cui i cittadini erano contadini ignoranti e analfabeti, e sapevano che la guardia era lì per loro.

Dobbiamo re-imparare da principio la funzione della polizia.
La polizia è il monopolio della violenza esercitato dallo Stato per perpetuare sé stesso.
La polizia serve a reprimere ogni moto e tendenza che possa incrinare il potere.
La criminalità non mette in discussione lo Stato ed il potere.
Sono i cittadini a farlo.
Sono i cittadini che, smettendo di offrire un consenso non informato al loro stesso sfruttamento, possono mettere in discussione lo Stato.
Sono i lavoratori, gli operai, le cassiere, gli artigiani, gli imprenditori (quelli veri, non quelli che campano di sussidi statali) a poter mettere in discussione lo Stato.
E sono loro a dover essere controllati attraverso la polizia, che svolge questo ruolo coerentemente.
Lo Stato non perseguiterà mai il criminale, perché esso è troppo utile allo Stato stesso: grazie al criminale il cittadino invoca più polizia e più Stato, chiede di mettere le telecamere in città, chiede arresti facili, chiede poteri di polizia anche per i netturbini.
Grazie al criminale, il cittadino scava da solo la fossa della propria libertà.

articolo completo: "Annozero", commedia in atto unico, di Giorgio Mattiuzzo



Nessun commento:

Posta un commento