sabato 1 dicembre 2007

Travaglio - Salvate il soldato Silvio

Sarà un caso, ma Bellachioma ha deciso di mollare Fini e buttarsi su Veltroni non appena Fini ha proferito una parolina magica, ormai desueta a sinistra: “legge sulle televisioni”. Minacciando di fare uno scherzetto a Mediaset quando (e se) la pur blandissima Gentiloni approderà in Parlamento.

Chi, in queste ore, si affanna a magnificare la “svolta epocale”, la “rivoluzione copernicana”, la “storica metamorfosi” del Cavaliere che in mezz’ora ha liquidato Forza Italia e in un quarto d’ora l’ha rifondata con un altro nome che non si sa bene quale sia, dimentica o finge di dimenticare che Bellachioma è sempre lo stesso: pur di salvare la roba, sarebbe disposto ad allearsi col partito marxista-leninista e a sottoscrivere la dittatura del proletariato (infatti, nell’attesa, fonda il “Partito del popolo delle libertà”, marchio che parrebbe eccessivo pure ai tardo- maoisti).

Nel gennaio ’96 fece lo stesso col governassimo Meccanico, nel ’97 con la Bicamerale, l’anno scorso con la proposta di “grosse Koalition”. Si dice “dialogo sulle riforme”, si legge “porci comodi”. E il bello è che, ogni volta, ci cascano tutti, come se fosse sempre la prima. Per gabellare per una “prima” l’ennesima replica di un copione visto e rivisto, scendono in campo i meglio commentatori del bigoncio. Quelli che non scrivono con la penna, ma con l’estintore. Quelli che sognano l’inciucio fra Pd e Ppl (il Partito dei prescritti in libertà, come già lo chiama Grillo) in nome della “pacificazione” e del “riconoscimento reciproco”.

Piero Ostellino, sul nuovo organo ufficiale dell’inciucio, cioè il Corriere, racconta la tavoletta di un Berlusconi che per cinque anni non potè sprigionare la sua dirompente “vocazione liberale” a causa degli alleati cattivi che glielo impedirono con i loro veti. Lo stesso, a suo avviso, avverrebbe ora dall’altra parte, con i “riformisti” buoni e gli “estremisti” cattivi. Insomma, basta con le “coalizioni di guerra”: molto meglio due partitoni di centro che si mettono d’accordo e tengono al guinzaglio le ali estreme. Il brav’uomo dimentica che il fiasco del governo Berlusconi fu colpa esclusiva di Berlusconi, troppo impegnato ad abolire i suoi reati e i suoi processi e a mettere in salvo le sue tv per potersi occupare d’altro: la colpa più grave degli (ex) alleati non fu quella di mettere veti, ma di non metterne.

Quanto al governo Prodi, ha corso più pericoli a causa dei centristi che dei “radicali”: Mastella, Dini, Bordon, Manzione… Curioso poi che il Partito del popolo e i suoi laudatores dimentichino quello che il popolo decise solo un anno fa: Prodi governi con i suoi alleati., Berlusconi si opponga con i suoi alleati. Un popolo ben felice di conoscere le alleanze prima delle elezioni, non dopo.
Ora invece Berlusconi e gli ostellini al seguito, fregandosene del popolo, spiegano che è meglio prendere i voti e poi decidere a”mani libere” con chi allearsi. Il proporzionale partorirà, come nella peggio Prima Repubblica, un maleodorante Centrone di cui non ci libereremo mai più. E pazienza se, per arrivarci, bisognerà sacrificare il governo Prodi, che tra l’altro sta riguadagnando consensi, dunque va affossato subito.

Lo spiega un altro esperto in catastrofi, il berlusconiano di sinistra Claudio Velardi, naturalmente sul Giornale: “Il governo Prodi verrà ‘ibernato’ dal processo costituente, ma se mette i bastoni tra le ruote cadrà subito”. Come nell’ottobre ’98, dopo il naufragio della Bicamerale: fuori Prodi, dentro D’Alema, e Berlusconi vincitore delle elezioni con tre anni d’anticipo. Anche allora Velardi c’era e, modestamente, faceva danni.

Un altro genio del fiasco, Antonio Polito, che è di sinistra ma scrive sul Foglio, spiega che “Berlusconi in piazza San Babiaa si è iscritto honoris causa alla corrente dei coraggiosi” (cioè ai berlusconiani dell’Unione): infatti ci vuole un bel coraggio a dire certe corbellerie. Lo stesso Polito spiega a Veltroni che non “gli conviene abbandonare la mai riposta speranza di giocare di sponda col referendario Fini e sedersi al tavolo con Berlusconi”.

Ecco, guai a isolare il Cavaliere proprio ora che lo isolano gli (ex) alleati: meglio tendergli la mano, riportarlo al centro della scena politica e salvarlo un’altra volta, come nel ’96, come nel ’98, come sempre. Non sia mai che l’Italia abbia una destra normale, altrimenti poi dovrebbe darsi pure una sinistra normale.

Marco Travaglio

Fonte: www.unita.it
30.11.07

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