giovedì 24 febbraio 2011

Le nuove frontiere dello spionaggio

Il Dipartimento ricerche statunitense ha realizzato un drone spia piccolissimo, che ha le fattezze di un innocuo colibrì. Un modo nuovo per sorvegliare senza essere visti.

Le sorti dello spionaggio e delle guerre potrebbero essere decise da un colibrì. La Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) statunitense ha scelto questa specie per sperimentare il drone-spia più piccolo del mondo. Realizzato da AeroVironment con i fondi DARPA, il drone in grado di volare avanti, indietro e di lato, e ruotare in senso orario e antiorario. Pesa appena 19 grammi ed è poco più grande di un vero colibrì.

Questo velivolo non convenzionale - scrive il produttore -  potrebbe un giorno fornire nuove capacità di ricognizione e sorveglianza negli ambienti urbani. Poiché è impensabile che possa servire per riprendere le auto in sosta vietata, è più facile supporre che l'uccello spione sia usato in futuro per sorvolare a bassa quota le manifestazioni degli oppositori di questo o quel governo, di questo o quel regime.


Certo in Afghanistan o in Iran il colibrì non ci azzecca. Darebbe subito nell’occhio, se svolazzasse sulle teste dei talebani o degli ayatollah. Forse avrebbe fatto comodo a Ben Ali, Mubarak e Gheddafi. Certo, non un colibrì, ma un passero, un piccione, un gabbiano, perché no?

ringraziamo Pino Bruno per la collaborazione

mercoledì 23 febbraio 2011

GIOCHI FLASH GRATIS - HOT DOG BUSH

ISTRUZIONI DI GIOCO

A causa del 'licenziamento' di George W Bush dalla Casa Bianca, per raccimolare un po' di soldi, l'ex presidente degli Stati Uniti si è messo a gestire uno stand ambulante di hot-dog, spostandosi di volta in volta nei quartieri più disparati della città.

Ogni location rappresenta un livello e per passare a quello successivo dovrete aiutare Bush a realizzare un minimo di guadagno. Preparate gli hot-dog selezionando il panino, il wustel e condite il tutto con il tipo di salsa richiesta. Servite i clienti in fretta prima che si arrabbino e vadano via, riscuotete il denaro e raggiungete il minimo guadagno necessario per cambiare postazione.

Istruzioni Per giocare, con il MOUSE selezionate i vari ingredienti e trascinateli sul panino da imbottire.

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Peso 2,9 Mb -attendere un 30 secondi circa per il caricamento del gioco-


OPPURE VISITA LA

martedì 22 febbraio 2011

Piazza Affari incastrata tra il software e la Libia

Fabrizio Goria e Antonio Vanuzzo

Contrattazioni ferme da stamattina. Le voci sui mercati sottolineano la coincidenza tra la sospensione delle operazioni di borsa e la crisi di alcune grandi quotate legate da forti rapporti azionari con la Libia. Dalla Borsa spiegano che si tratta di un guasto tecnico, e annunciano che le negoziazioni partiranno alle 15.30.

È mistero a Borsa Italiana. Le contrattazioni a Piazza Affari sono bloccate da stamattina per quello che viene definito dalla società un «problema tecnico sull’informativa Ddm Plus». Nessuna piattaforma di scambio è stata avviata. Ma se Palazzo Mezzanotte continua a ribadire che si tratta di un infortunio di natura tecnica, le reazioni degli operatori sono di pieno allarme. Due le voci più insistenti a Piazza Affari: due diverse fonti parlano di un blocco forzoso alle attività per consentire a UniCredit di cedere parte delle proprie quote, forse quelle libiche, ad altri soci. Mentre gira anche il rumour di una crisi di liquidità della Borsa, che avrebbe chiesto aiuto finanziario a Turquoise, la piattaforma alternativa del London Stock Exchange. Nel frattempo la Consob ha chiesto ragguagli a Raffaele Jerusalmi, amministratore delegato di Piazza Affari.

Ieri Borsa Italiana ha chiuso in pesante contrazione, meno 3,59%, sospinta dai ribassi di Eni (-5,12%), Impregilo (-6,19%), UniCredit (-5,75%) e tutti gli attori finanziari esposti in Libia. Stamattina, ancora nelle fasi pre-contrattazione, il primo comunicato ufficiale di Palazzo Mezzanotte arriva alle 8 e 45: «Problema tecnico sui sistemi di informativa in corso di verifica». La seconda replica arriva dopo pochi minuti, alle 8 e 56, nel pieno dello sconcerto degli operatori. «Borsa Italiana comunica che i mercati Mta, Etf, Sedex e Mot sono sospesi per un problema tecnico», recita la nota. Passano meno di 20 minuti e arriva il nuovo comunicato, con un consiglio per i trader: «Mercati Mta, Etf, Sedex e Mot: problema tecnico all’informativa DdmPlus in corso di verifica. Gli operatori possono cancellare i propri ordini». Pochi minuti fa un nuovo comiunicato dove Borsa Italiana conferma «che tutti i mercati sono sospesi. Continuano le operazioni di ripristino dell’informativa Ddm Plus su tutti i mercati. Seguiranno comunicazioni a breve». E il giallo si infittisce.

Il provider delle informazioni poi elaborate da Ddm Plus – utilizzato dal 70% circa degli operatori sul nostro listino – si chiama Cinnober, società con sede a Stoccolma che elabora sistemi di trading e di compensazione. A domanda esplicita de Linkiesta sulle cause dello stop, dalla società svedese spiegano che in queste ore, stanno tentando di capire le cause tecniche del disagio di concerto con Borsa Italiana, aggiungendo che attualmente è ancora troppo presto per comunicare con certezza l’origine del problema. Tra i clienti di Cinnober, in ogni caso, non risulta la borsa londinese, che controlla Piazza Affari, ma soltanto un segmento del London Stock Exchange attivo su future e opzioni.

Eppure, nonostante le raccomandazioni alla calma di Palazzo Mezzanotte, il tam tam di borsa continua e in molti si chiedono quale sia la vera ragione del blocco. La voce più insistente riguarda UniCredit. Ieri il titolo della banca di Federico Ghizzoni è stato fra i più colpiti dalle vendite e ha chiuso in contrazione di quasi sei punti percentuali. E, stando a quanto si dice nelle sale operative, nella notte i vertici di Piazza Cordusio avrebbero cercato di trovare una soluzione alle quote libiche presenti nell’azionariato, quella della Banca centrale di Tripoli (4,613%) e quella del fondo sovrano Libyan investiment authority (2,594%). Dato che non si è riusciti a collocare in modo differente le due quote, per evitare un tracollo del titolo già nelle prime battute di contrattazione, la scelta è stata quella di stoppare tutta l’attività di negoziazione. Sono solo voci che si rincorrono, occorre ribadirlo, ma sono anche l’indizio che la situazione libica sta creando più di un malumore a Piazza Affari e a Piazza Cordusio dove smentiscono «nel modo più cartegorico» questo scenario dicendo che nelle prossime ore «potrebbero arrivare anche altri rumour» e che sono «tutti frutto di speculazione».

Per ora una sola è la certezza su UniCredit: il titolo continua a essere scambiato su Xetra, la piattaforma di negoziazione tedesca di proprietà Deutsche Börse, dove alle 12 era in flessione dello 0,71 per cento. C’è poi un’altra interpretazione, forse ancora più pericolosa. Molti trader, specialmente dalla Svizzera, spiegano che dietro alla fermata di Piazza Affari ci sarebbero pesanti problemi di liquidità, sopraggiunti nella notte. Per evitare quindi un tracollo nello scambio dei singoli titoli, Borsa Italiana avrebbe chiesto alla London Stock Exchange un aiuto. Questo, si dice nelle sale operative d’Oltremanica, sarebbe possibile solo grazie a Turquoise, la piattaforma di liquidità del Lse in cui gli operatori entrano e scambiano titoli in forma anonima. In pratica si tratta di un mercato liquido di supporto, alternativo a quelli ordinari come Borsa Italiana, che non commenta le voci.

A suffragare questa tesi, sempre più battuta nelle sale operative, c’è il ruolo di Cinnober, il provider del sistema informativo bloccato a Milano. Gli svedesi sono gli stessi attori che gestiscono gli ordini di Turquoise, come anche di Deutsche Börse, dove UniCredit continua a essere trattata.

Quello che è certo è che si tratta di un evento decisamente inusuale per una Borsa mondiale. Se, come si continua a dire sui mercati, ci fosse una correlazione fra i disordini di piazza in Libia e il blocco di Borsa Italiana, un’ulteriore impennata delle violenze a Tripoli potrebbe avere ripercussioni ben peggiori di quelle osservate ieri. Lo si capirà già nei primi minuti di contrattazione.

FONTE

Incisioni rupestri vecchie di 12.000 anni in una grotta a Timor Est

grotta Lene HaraA volte capita che, nel bel mezzo di una ricerca, si scopra qualcosa di straordinario e di completamente differente dall'oggetto delle nostre indagini. E' il caso di un team di archeologi e paleontologi che, sulle tracce di fossili di ratti giganti nella caverna di Lene Hara a Timor Est, si sono imbattuti in petroglifi molto antichi, risalenti probabilmente a 12.000 anni fa.

Il team del CSIRO (Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation) stava cercando campioni fossili di ratto gigante all'interno della caverna calcarea di Lene Hara nell'arcipelago indonesiano, che si ritiene sia stata occupata da esseri umani qualche migliaio di anni fa.

Incisioni rupestri Lene HaraLa caverna era già nota per alcune pitture rupestri raffiguranti barche, animali e esseri umani. Sotto il pigmento bianco di queste pitture ci sarebbero inoltre resti di arte rupestre risalenti ad almeno 24.000 anni fa. Anche se il pigmento bianco non è stato analizzato direttamente, un frammento di calcare contenente tracce di ocra è stato datato dalla Australian National University ad oltre 30.000 anni fa.

I ricercatori, tuttavia, non erano minimamente interessati alle antiche pitture. Il loro obiettivo erano i ratti, per la precisione fossili di ratti giganti indonesiani.

Incisioni rupestri Lene Hara"Guardando in alto dalla pavimentazione della caverna verso un collega seduto su una cornice di roccia, la mia torcia ha illuminato ciò che sembravano delle incisioni sbiadite" spiega Ken Aplin. "Ho puntato la torcia e ho visto un intero pannello di facce preistoriche umane scolpite sulla parete della caverna. I locali con cui stavamo lavorando sono rimasti colpiti dalla scoperta. Hanno detto che le facce hanno scelto quel giorno per mostrarsi perchè erano compiaciute del lavoro che stavamo svolgendo".

I petroglifi raffigurano dei volti stilizzati con occhi, naso e bocca. Una delle teste ha un copricapo circolare, con raggi che incorniciano il viso.
La datazione effettuata dai ricercatori dell'Università del Queensland hanno rivelato che le incisioni potrebbero essere vecchie di 10-12.000 anni.

"Registrare e datare l'arte rupestre di Timor dovrebbe essere una priorità per le ricerche future, per via della sua importanza e valore culturale nella comprensione dello sviluppo artistico del nostro passato" spiega la professoressa Sue O’Connor, che in precedenza aveva già effettuato datazioni sulle pitture della grotta.

FONTE

NASA Image of the Day